Salita Scudillo, tra aree verdi e ville storiche

Lo svincolo e il megaparcheggio che non servono

Nel mese di gennaio l’Amministrazione Comunale di Napoli e la Terza Municipalità hanno annunciato importanti interventi, quali la riqualificazione di strade ed edifici del Rione Sanità, di Piazza Cavour e della Galleria Principe, la realizzazione dell’uscita metro Sanità (sulla linea 1, come articolazione urbanistica ulteriore rispetto all’uscita esistente Materdei), linee di filobus, ascensori, ristrutturazione parcheggio Garittone a servizio dei bus turistici diretti a Capodimonte. Il perimetro degli interventi è il Contratto di Sviluppo in discussione tra Governo, Regione e Comune, che intende destinare complessivi 90 milioni alla valorizzazione della porzione del centro storico cosiddetto “fuori le mura”, comprendente il Rione Sanità, la collina di Capodimonte e i due più notevoli musei cittadini.

Nel pacchetto è compreso il finanziamento dello studio di fattibilità di nuovi svincoli in ingresso della Tangenziale in Salita Scudillo, ai Colli Aminei e alla Sanità, e di un megaparcheggio da 2.000 posti nella cave del rione Fontanelle. Il suddetto Contratto non prevede dunque nuove linee su ferro, già contenute negli strumenti urbanistici del Comune, e al contrario riesuma la vecchia proposta della società Tangenziale SpA. La pianificazione si è svolta peraltro senza alcun coinvolgimento dei cittadini o delle associazioni che da anni studiano l’area in esame, secondo i criteri della mobilità sostenibile.

La proposta dei nuovi svincoli è stata poi presentata – in modo ingenuo e anacronistico – come una soluzione al congestionamento da traffico della Zona Ospedaliera, dei Colli Aminei e dell’Arenella, quando al contrario aggraverebbe un problema reale, richiamando ulteriori flussi di traffico.

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“Napoli dallo Scudillo” di Saverio della Gatta

Il traffico alla Zona Ospedaliera c’è, ma la cura proposta difficilmente decongestionerebbe gli ospedali, Viale Colli Aminei o l’Arenella e non toglierebbe Capodimonte dall’isolamento. Questi obiettivi si possono conseguire invece con interventi di cosiddetta “mobilità sostenibile”.

Infatti, la realizzazione di nuovi collegamenti stradali aumenta la “appetibilità” della mobilità individuale rispetto a quella collettiva, fino a determinare la saturazione e il congestionamento sia delle nuove strade, sia di quelle preesistenti. Perciò gli studi in materia di trasporti mirano comunemente a rendere più efficiente e competitivo il trasporto collettivo e/o alimentato con fonti energetiche a minore impatto.

Per i quartieri in esame il Comune di Napoli ha approvato nel 2000 il progetto definitivo della linea 9 della metropolitana detta “dei due musei” – prevista anche dall’art. 158 del Piano Regolatore Generale – che però ad oggi non risulta ancora finanziata. Le fermate di Museo Nazionale, Stella-Miracoli, Capodimonte, Lieti-CTO, Via Nicolardi-Tribunale Minori, Colli Aminei (linea1) tirerebbero definitivamente fuori dall’isolamento e dalla morsa del traffico veicolare i quartieri di Capodimonte e Colli Aminei. Quello che occorre è dunque la realizzazione della linea 9 o altre forme di mobilità sostenibile, senza le quali anche i filobus previsti rischiano di rimanere piantati nel traffico.

L’incremento del trasporto pubblico poi sarebbe funzionale non solo alla qualità degli spostamenti quotidiani dei cittadini, ma anche alla drastica riduzione delle emissioni, necessaria per contrastare la crisi climatica e l’inquinamento atmosferico.

Anche sul piano dell’utilizzo del territorio, Il progetto degli svincoli è in contrasto con il Piano Regolatore Generale che prevede il “Parco di quartiere dello Scudillo”, a prevalente funzione agriboschiva, ove recuperare l’antica rete dei sentieri.

Le rampe della tangenziale cancellerebbero definitivamente Salita Scudillo, antica strada usata per raggiungere le colline, prima che negli anni ’30 fosse realizzato Viale dei Colli Aminei. È una strada di costone, stretta e a forte pendenza, circondata da ville settecentesche e ottocentesche, condomìni moderni e ritagli di terreni agricoli scampati al boom edilizio, a volte per caso, a volte per via delle stesse pendenze.

È una delle poche aree cittadine che, nonostante la speculazione edilizia mai terminata, recano ancora qualche orto urbano e tracce del fascino dell’antica Napoli collinare, quella visitata già due secoli fa dagli artisti del Grand Tour. Una rampa di accesso alla tangenziale, di norma più larga e meno pendente della strada esistente, non può essere realizzata senza intaccarne il tracciato e le strutture adiacenti. In ogni caso la strada verrebbe definitivamente recisa in due (come già accaduto per Cupa Imparato e Via del Serbatoio). Salita Scudillo giungerebbe ad assomigliare ad una rampa, al pari di Via Marino e Cotronei, la strada urbana che oggi è diventata la rampa di accesso alla Tangenziale Arenella.

Per questi motivi, la rete SET Napoli- i diritti al tempo del turismo ha promosso un movimento di opinione a cui hanno immediatamente aderito varie associazioni, singoli urbanisti e intellettuali, Green Italia, l’ex OPG e Potere al Popolo-Napoli. Nel comunicato congiunto si evidenzia come la proposta degli svincoli e del megaparcheggio avvengano “in assenza degli specifici strumenti di pianificazione di cui Napoli è priva perché non elaborati o scaduti: il PUT, Piano urbano del traffico, è scaduto nel 2006; del PUP, Piano urbano parcheggi, del 2005, e del PUMS, Piano urbano della mobilità sostenibile, esistono dal 2016 soltanto le linee guida.”

A questo documento sono seguite tesi difensive del progetto da parte dei promotori, tesi che però continuano a non convincere, come spiego di seguito.

 

Tesi senza fondamento 1 :“Il parcheggio Sanità non sarebbe un mega-parcheggio: sono solo 2000 posti in un città di un milione di abitanti”.

Dal sito di ANM si rileva che:

  • il parcheggio BRIN (porta della città, uscita autostrade da SALERNO e ROMA) è di 1.330 posti;
  • parcheggi vari del Centro Direzionale: totale 2300 posti (L1-L2-L3-T1-T2-P5-G1);
  • parcheggio di interscambio con la metro “Colli Aminei” , 240 posti;
  • parcheggio interscambio Policlinico, 210 posti;
  • parcheggio interscambio Montedonzelli : 250 posti.

Cosa giustifica alla Sanità un numero di posti auto proposti (2000), che è dieci volte superiore a quello di altri parcheggi di interscambio quasi mai pieni ed è analogo al numero dei parcheggi del Centro Direzionale che è il cuore nevralgico degli uffici della città?

E semmai fosse poi davvero sfruttata questa capacità, ci si è chiesti quali ulteriori flussi di traffico verrebbero richiamati in tangenziale, in contrasto con il fine generale di incentivare gli spostamenti su ferro?

 

Tesi senza fondamento 2 : “La mancanza dell’ingresso tangenziale in zona ospedaliera è un errore di progettazione”

L’uscita “Zona Ospedaliera” fu realizzata con il principale intento di consentire l’accesso  agli ospedali nel più breve tempo possibile da parte di ambulanze e vetture private; inizialmente esisteva perfino un accesso diretto dalla tangenziale al pronto soccorso, senza passare per la viabilità ordinaria.

All’epoca si preferì realizzare il Parco urbano del Poggio, uno dei più suggestivi della città, nel luogo in cui si proponeva di realizzare la rampa di accesso alla tangenziale. Dunque ci fu una scelta e non un errore. Le giunte degli anni ’90 si presero il merito di aver sventato l’operazione. Dinanzi all’entusiasmo popolare che suscitò l’apertura del parco, l’opposizione negò di aver mai sostenuto il progetto della società Tangenziale. Non sappiamo a chi attribuire veramente la scelta di allora, ma oggi sembra che si facciano decisi passi indietro, proponendo l’ingresso da un punto ancora più fragile: Salita Scudillo!

Chiedono: cosa fare per il traffico? Per chi va via dagli ospedali il più delle volte non sussiste la stessa esigenza di tempi strettissimi e c’è già la possibilità di usare ben tre ingressi della tangenziale in Zona Ospedaliera (Capodimonte, Via Jannelli, Arenella) i quali distano tutti approssimativamente 2 chilometri dall’anello ospedaliero: cioè un tragitto percorribile in tempi molto brevi in assenza di traffico.

Di qui si conferma che l’esigenza non è quella di realizzare un nuovo ingresso – che disterebbe comunque un chilometro di traffico dall’anello ospedaliero – ma di ridurre i flussi di traffico su gomma di cui autovetture e filobus fanno parte!

(Viale Colli Aminei è un nastro stradale che ha due nodi di traffico e uno di questi è costituito dalla “rotonda Nicolardi”, alla quale confluiscono le auto in uscita dallo svincolo zona ospedaliera esistente e in futuro dovrebbero confluire anche quelle dirette al nuovo ingresso alla tangenziale, con esiti facilmente immaginabili.)

 

Tesi senza fondamento 3 : “Ci sarebbero ben-altri problemi ambientali a Napoli. Per esempio la bonifica di Napoli-Est”

Chi critica il progetto tangenziale è impegnato da tempo a tutto tondo sulle questioni ambientali, bonifiche comprese! Il “ben-altrismo” qui sarebbe proprio sbagliato: la mobilità sostenibile è uno dei temi centrali in fatto di ambiente. La mobilità privata va sostituita con quella collettiva e a minore impatto, giacché contribuisce ai cambiamenti climatici e all’inquinamento delle città di cui abbiamo l’ennesimo esempio in questi giorni: subiamo comunque limitazioni al traffico privato per la cattiva qualità dell’aria mentre viviamo una delle tante ondate di caldo africano! Latita l’anticiclone delle Azzorre che trent’anni fa dominava le estati mediterranee, con il tempo soleggiato e gradevole, e concedeva al “caldo africano” solo brevi irruzioni.

Peraltro colpisce che non si colgano i nessi. Chi con nuovi svincoli continuasse a rendere appetibile la mobilità privata, di fatto continuerebbe a dare ragione di esistere a trivelle –  vedi questione lucana – e a raffinerie e depositi, come quelli che hanno inquinato e inquinano Napoli Est.

 

Tesi dubbia 4 : “il progetto recherebbe vantaggi ambientali sul costone e sulle cave”

Il costone dei Colli Aminei è soggetto a frane, visibili per esempio sia dalla tangenziale all’altezza del serbatoio di ABC, sia dal Parco del Poggio che per questo motivo è stato parzialmente chiuso alcuni anni fa (prima che la sciroccata di ottobre ’18 ne determinasse la chiusura completa).

Che la realizzazione di un’opera viaria porti finanziamenti per la compensazione ambientale è un’aspettativa spesso disattesa, ma in questo caso non vogliamo disperare.

Devo evidenziare però che la costruzione di piloni porta con sé un incremento del rischio idrogeologico, nonché vistose alterazioni della linea di pendio, con effetti sul paesaggio in contrasto con la vocazione dell’area.

I dissesti tendono naturalmente a ripetersi periodicamente e gestire l’erosione in presenza di piloni è cosa più complessa. Riteniamo che occorrerebbe maggiore prudenza nelle dichiarazioni quando invece si dà per scontato che certamente il Parco del Poggio verrà ampliato e messo in sicurezza in modo duraturo, visto che peraltro sono occorsi anni per la messa in sicurezza della parte del Parco già esistente. La presenza di nuove rampe a ridosso, poi, renderebbe il Parco ugualmente godibile?

Quanto alla bonifica delle cave dall’amianto e dai rifiuti speciali, ben venga! Ma non occorre lo svincolo per farla! Anzi un’opera stradale richiede la gestione di ulteriori rifiuti speciali e rocce da scavo.

 

Tesi 5 difficile da assecondare: “la linea 9 non ha al momento finanziatori”

È vero che il CIPE ha scelto una volta di non supportare l’opera che peraltro richiederebbe perizia nell’evitare l’interferenza con le cavità sotterranee.

Si riconosce tuttavia che la Zona Ospedaliera è un anello stradale rimasto tra i più critici per la mobilità in città e per molti privo di tragitti alternativi. E l’emergenza climatica impone in tutte le città di implementare linee metropolitane o altre soluzioni che permettano di ridurre drasticamente il numero di veicoli in circolazione e le relative emissioni, nonché di tutelare ed ampliare le aree verdi.

Proporre al contrario svincoli e parcheggi dimostra la mancanza della visione necessaria e una cultura anacronistica della mobilità, aldilà di un genuino sentire in favore dell’ambiente.

Se sono trascorsi inutilmente 20 anni dall’approvazione del progetto della linea 9, fingere che filobus e svincoli siano equivalenti alla metropolitana aiuterà forse a illudere ancora per qualche anno gli appassionati di auto restii a ridurne l’uso, ma non è ciò di cui la collettività ha bisogno e ci farà perdere altro tempo.

Guido Maria Caridei, ingegnere per l’ambiente e il territorio

Il 30 giugno si è realizzata la “Scampagnata popolare allo Scudillo”. Molti cittadini si sono riappropriati di questo angolo di città

 

 

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