Terremoto di Casamicciola: suolo scosso come nel Friuli

A Casamicciola vi è stato un terremoto superficiale che produce danni molto localizzati e più forti di quelli che ci si potrebbe aspettare dal valore della magnitudo. Dai rilievi dell’INGV è emerso che nella zona rossa il suolo è stato scosso secondo un’accelerazione confrontabile con quella di un forte terremoto appenninico o friulano. Perciò è inammissibile che i danni siano stati inizialmente imputati in massima parte al fenomeno dell’abusivismo, seppur presente, facendo così breccia in pregiudizi radicati nell’opinione pubblica nazionale e consolidandoli ancora una volta.

Inoltre, risulta che “la maggior parte delle abitazioni che ha subito i danni più gravi erano di buona fattura, in mattoni, pietra o tufo.”  È urgente quindi dotare gli edifici storici italiani delle più moderne protezioni antisismiche; e a Ischia ciò andrà fatto considerando le peculiarità dei suoi sismi.

 Ecco il testo di un mio articolo pubblicato sul quotidiano “ROMA” [1]

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Sono le ore 23 del 21 agosto quando apprendo del terremoto avvenuto due ore prima nell’isola d’Ischia.

Provo un tuffo al cuore. Mi trovo seduto ad un tavolino a 400 chilometri dall’isola dove ho trascorso le vacanze da ragazzo. È l’isola che ai ventenni offre il mare, tanti ritrovi serali, la luce chiara, le vigne, i giardini deliziosi e i sentieri montani.

La magnitudo del terremoto in quel momento viene valutata in 3,6 con epicentro al largo di Forio. Visto il valore relativamente contenuto, mia moglie mi domanda ragione della preoccupazione che mi legge in volto.

Abbiamo ancora poche notizie sui danni. E mentre cerchiamo invano di contattare i nostri amici sull’isola, si occupa l’attesa con le spiegazioni tecniche: le zone vulcaniche sono interessate da terremoti superficiali che producono danni molto localizzati e più forti di quelli che ci si potrebbe aspettare dal valore della magnitudo. È quello che accadde già nel terremoto di Casamicciola del 1883 (M=5,8), l’unico terremoto catastrofico della storia italiana che abbia prodotto oltre 2.000 vittime con una magnitudo inferiore a 6,5.

Passano pochi minuti, con immagini di alcuni crolli a Casamicciola alta. E poi vengono riportate le affermazioni dei vertici del Consiglio Nazionale dei Geologi, della Protezione Civile e di un noto divulgatore scientifico per i quali è “allucinante” che un terremoto di “intensità medio-bassa” possa provocare danni e vittime nel nostro paese. Ne conseguono inevitabilmente interventi indignati dei giornalisti e del Ministro Delrio e le polemiche sulla cattiva qualità dei manufatti edilizi e sull’abusivismo, assunti a causa di quanto accaduto.

Sono spaesato! Non ritrovo le informazioni tecniche, stratificate nella mia formazione. Per me la qualità degli edifici c’entra; a Ischia sono presenti sia l’abusivismo, sia l’edilizia legale disordinata, ma non sono ragione sufficiente della vistosa anomalia tra magnitudo e danni.

Trovo conferma di quanto so anche da un dato esperienziale. Nell’area napoletana conviviamo con il bradisismo di Pozzuoli dove scosse di magnitudo anche bassa, inferiore a 2, vengono percepite bruscamente dalla popolazione e sono anche molto localizzate, perché raramente interessano Napoli e i comuni confinanti. Ci sono abituati i comuni cittadini dell’area flegrea direttamente interessati e lo sanno bene gli specialisti dell’INGV che documentano tutto sul sito. Un’altra riprova di quanto detto è che una scossa di magnitudo inferiore a 2 (1,9) è stata avvertita anche a Ischia il 23 agosto, alle 5 del mattino. Altrove sarebbe stata rilevata solo dagli strumenti, mentre a Ischia ha scosso edifici e destato persone dal sonno.

Nei giorni successivi, c’è imbarazzo nella comunità scientifica.

Il prof. Giuseppe Luongo, ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, il precedente direttore dell’INGV Enzo Boschi e il prof. Franco Ortolani esprimono pubblicamente dubbi sui dati sismici diffusi dall’INGV. Che infatti li ha rettificati due volte. Nel comunicato definitivo del 25 agosto si legge che la magnitudo del sisma è stata di 4,0 (secondo Luongo 4,3); l’ipocentro non è localizzato in mare ma lungo la stessa faglia a monte di Casamicciola che generò i terremoti ottocenteschi ; la profondità non è 10 km ma appena 1,7 km.

Ora , sebbene l’INGV abbia chiarito che era consapevole sin dall’inizio dei limiti delle elaborazioni e della necessità di rivederle progressivamente, risultano ingiustificate le affermazioni di chi ha fornito la chiave di lettura dei dati. Infatti, era noto che la profondità di 10 km diffusa inizialmente era stata attribuita in automatico in assenza di dati, ed era noto che l’ipocentro doveva comunque essere localizzato entro i 3 km, perché più in profondità le rocce isolane, sottoposte a temperature molto elevate, non generano fratture ma si deformano. La stessa storia sismica dell’isola e l’estrema piccolezza della zona rossa avrebbero dovuto indurre immediatamente ad una interpretazione corretta dell’evento.

Per giorni, però, si è sottolineato che la scossa era stata 1000 volte meno potente rispetto ai terremoti appenninici dello scorso anno di magnitudo 6. Il che è vero, ma localmente le forze in gioco non sono state invece così dissimili. Perciò è inammissibile che i danni siano stati imputati in massima parte al fenomeno dell’abusivismo, facendo così breccia in pregiudizi radicati nell’opinione pubblica nazionale e consolidandoli ancora una volta.


meccanismo del terremoto superficiale di CasamicciolaCome precisa l’INGV, “la magnitudo del terremoto è strettamente connessa con l’energia irradiata dall’ipocentro”. A due gradi di magnitudo di differenza corrispondono energie in gioco 1000 volte superiori. Ma se questa energia complessiva si riversa su un’area limitata, come accade nei terremoti superficiali, l’energia assorbita per metro quadro di superficie e quindi l’accelerazione subita dal suolo e dagli edifici sono molto maggiori di quelli di un terremoto profondo di pari magnitudo. Nei terremoti profondi le onde sismiche si distribuiscono su un’area epicentrale più ampia e, prima ancora di arrivare in superficie, si dissipano parzialmente nello strato di crosta terrestre attraversato.
Il volume del “cono di risentimento sismico” investito dalle onde principali si riduce di 200 volte, passando una profondità di 10 km (stima iniziale per Ischia) ad una di 1,7 km (valore effettivo).
A Casamicciola, il fenomeno sismico è stato poi amplificato dalla natura dei terreni poco coerenti, come accadde già nel terremoto dell’Emilia. Ciò ha prodotto gravi danni anche in manufatti realizzati secondo alcune delle migliori tecniche disponibili ai tempi della costruzione.
Inoltre, la scarsa profondità ipocentrale ha ridotto la distanza temporale tra le onde sussultorie e quelle ondulatorie, con possibili effetti di sovrapposizione che rendono più complessa l’individuazione delle adeguate tecniche costruttive. Infine, sia le caratteristiche dei terreni, sia la presenza di una faglia possono a volte produrre spostamenti differenziali delle fondazioni e a quel punto deformazioni o rotture sono possibili anche negli edifici antisismici.

Sempre dall’ultimo comunicato dell’INGV, scopriamo che l’accelerazione massima del suolo a Casamicciola alta è stata pari a 0,28g, cioè il 28% dell’accelerazione di gravità. L’accelerazione è il parametro che meglio indica le sollecitazioni sopportate dagli edifici durante il terremoto, ed è anche utilizzato per dimensionare gli edifici in zona sismica.

Consultando poi la carta di pericolosità sismica adottata ufficialmente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Ordinanza n.3519/2006), si vede che l’accelerazione 0,28g è prossima a quella massima prevista – su basi statistiche e con riferimento a suoli rigidi – per le aree più sismiche d’Italia: l’Appennino Centro-Meridionale e le Alpi Friulane. Questo dato assimila il terremoto di Casamicciola ad un forte terremoto appenninico.

Infine, nel rapporto congiunto di INGV ed ENEA, è emerso dopo i rilievi sul campo che “La maggior parte delle abitazioni che ha subito i danni più gravi a Ischia, nella zona di Casamicciola in seguito al terremoto, erano di buona fattura, in mattoni, pietra o tufo ma non avevano protezioni antisismiche.” Da questo si ha l’ennesima conferma che Casamicciola e tutto il territorio nazionale hanno bisogno di un piano pluriennale di adeguamenti antisismici degli edifici costruiti male, ma soprattutto di quelli costruiti secondo le prassi in uso prima delle normative antisismiche attuali. E andrebbero utilizzati per esempio, come si evince dallo stesso rapporto, “tiranti e catene o altri elementi vincolanti”.

terremoto di casamicciola , danni a strutture antisismiche ottocentesche

Esempio di abitazione in “muratura armata” , costruita secondo buone tecniche antisismiche di fine ’800, eppure danneggiata nella zona rossa di Casamicciola per l’intensità locale del sisma (Fonte: intervista a docenti di ingegneria e geologia dell’Università di Napoli su “Repubblicatv”)

Le prossime urgenti azioni di prevenzione

La rettifica dei dati non solo era necessaria a riparare il danno di immagine causato, ma servirà per definire correttamente le azioni di prevenzione future.

Anzitutto occorre inserire come priorità nazionale la messa in sicurezza del patrimonio edilizio storico o comunque non antisismico. Fa parte di ciò l’introduzione di norme efficaci di lotta e prevenzione dell’abusivismo edilizio, la definizione di buoni piani regolatori, la riduzione del consumo di suolo. Ciò sarà favorito dal clamore mediatico di questo periodo, sia pure improprio.

In secondo luogo occorre effettuare le microzonazioni sismiche per individuare le zone stabili e le zone suscettibili di amplificazione locale. Per esempio, sempre la carta di pericolosità sismica nazionale attribuisce all’isola d’Ischia un’accelerazione massima pari a 0,15 g, molto più ridotta di quella verificatasi. In realtà la mappa non sottostima il fenomeno, ma si riferisce a suoli rigidi, e quindi in sede di progettazione occorre considerare coefficienti di sicurezza appropriati alla tipologia di terreni isolani. Per tutti questi motivi, per mettere veramente in sicurezza Casamicciola non basta occuparsi dell’abusivismo. Alla luce dei fenomeni locali – la cui conoscenza si è ulteriormente evoluta dopo questo sisma – sarebbe utile a parer mio riesaminare le carte di rischio ufficiali; quindi verificare se gli edifici esistenti, considerati antisismici, siano stati realizzati tenendo conto non solo della magnitudo attesa ma anche di una corretta stima dei circoscritti meccanismi di accelerazione. Questo è un dovere delle autorità, se si considera la possibilità che in un futuro anche lontano possa ripetersi un evento sismico potente come quello del 1883.

Guido Caridei – ingegnere per l’ambiente e il territorio

Ad Amatrice il terremoto nel 2016 ha distrutto quasi tutte le abitazioni, costruite in pietra. Si notò che ciò si sarebbe potuto evitare se nelle costruzioni fossero stati inseriti moderni elementi vincolanti, purtroppo assenti nella maggior parte delle abitazioni antiche del nostro paese ubicate in zona sismica. Nonostante queste polemiche, l’opinione pubblica nazionale si scandalizzò di fronte alle vignette di settimanale francese “Charlie Ebdo” che aveva cavalcato il luogo comune dell’italia mafiosa.
In una gaffe simile è incorsa recentemente “Famiglia Cristiana” che non solo ha pubblicato una vignetta di cattivo gusto, ma anche nella successiva lettera di scuse ha continuato a confermare l’idea che la causa principale dei danni a Ischia sia stata l’abusivismo, dove invece è stata l’intensità del sisma, localmente analoga a quella di un terremoto appenninico significativo.

[1] L’articolo è stato pubblicato qui

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