“Spirito Santo, scendi ancora sulla Terra”, di Don Tonino Bello

Preghiera allo SPIRITO SANTO, per un mondo coraggioso e convertito

di don Tonino Bello

Spirito di Dio,

che agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi dell’universo e trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose, scendi ancora sulla terra e donale il brivido dei cominciamenti.
Questo mondo che invecchia, sfioralo con l’ala della tua gloria. Dissipa le sue rughe. Fascia le ferite che l’egoismo sfrenato degli uomini ha tracciato sulla sua pelle. Mitiga con l’olio della tenerezza le arsure della sua crosta. Restituiscigli il manto dell’antico splendore, che le nostre violenze gli hanno strappato, e riversa sulle sue carni inaridite anfore di profumi.
Permea tutte le cose, e possiedine il cuore. Facci percepire la tua dolente presenza nel gemito delle foreste divelte, nell’urlo dei mari inquinati, nel pianto dei torrenti inariditi, nella viscida desolazione delle spiagge di bitume.
Restituiscici al gaudio dei primordi. Riversati senza misura su tutte le nostre afflizioni. Librati ancora sul nostro vecchio mondo in pericolo. E il deserto, finalmente, ridiventerà giardino, e nel giardino fiorirà l’albero della giustizia, e frutto della giustizia sarà la pace.

Spirito Santo,

che riempivi di luce i profeti e accendevi parole di fuoco sulla loro bocca, torna a parlarci con accenti di speranza. Frantuma la corazza della nostra assuefazione all’esilio. Ridestaci nel cuore nostalgie di patrie perdute. Dissipa le nostre paure. Scuotici dall’omertà. Liberaci dalla tristezza di non saperci più indignare per i soprusi consumati sui poveri. E preservaci dalla tragedia di dover riconoscere che le prime officine della violenza e della ingiustizia sono ospitate dai nostri cuori.

Spirito di Pentecoste,

ridestaci all’antico mandato di profeti. Dissigilla le nostre labbra, contratte dalle prudenze carnali. Introduci nelle nostre vene il rigetto per ogni nostro compromesso. E donaci la nausea di lusingare i detentori del potere per trarne vantaggio. Trattienici dalle ambiguità. Facci la grazia del voltastomaco per i nostri peccati. Poni il tuo marchio di origine controllata sulle nostre testimonianze. E facci aborrire le parole, quando esse non trovano puntuale verifica nei fatti. Spalanca i cancelletti dei nostri cenacoli. Aiutaci a vedere i riverberi delle tue fiamme nei processi di purificazione che avvengono in tutti gli angoli della terra. Aprici a fiducie ecumeniche. E in ogni uomo di buona volontà facci scorgere le orme del tuo passaggio.

Spirito di Dio,

fa’ della tua Chiesa un roveto che arde di amore per gli ultimi. Alimentane il fuoco col tuo olio, perché l’olio brucia anche. Da’ alla tua Chiesa tenerezza e coraggio. Lacrime e sorrisi. Rendila spiaggia dolcissima per chi è solo e triste e povero. Disperdi la cenere dei suoi peccati. Fa’ un rogo delle sue cupidigie. E quando, delusa dei suoi amanti, tornerà stanca e pentita a te, coperta di fango e di polvere dopo tanto camminare, credile se ti chiede perdono.
Non la rimproverare. Ma ungi teneramente le membra di questa sposa di Cristo con le fragranze del tuo profumo e con l’olio di letizia. E poi introducila, divenuta bellissima senza macchie e senza rughe, all’incontro con lui perché possa guardarlo negli occhi senza arrossire, e possa dirgli finalmente: Sposo mio.

                                              Don Tonino Bello


Don Tonino BelloIn questo giorno in cui i cristiani celebrano la Pentecoste, è dolce per credenti e per non credenti soffermarsi su questa preghiera di Don Tonino Bello . Una preghiera che non è fuori tema nel blog di attualità ambientale perché il vescovo salentino  con la sua spiritualità, profonda e moderna allo stesso tempo, avvertiva la stringente necessità della questione ambientale, considerata dalla cristianità una parte integrante di tutta la pastorale .

La nostalgia di patrie (temporaneamente) perdute e la bellezza dei primordi della Creazione pervadono la poesia di Don Tonino . Un vero inno allo Spirito Santo che è un dono per l’uomo, lo accompagna e alberga nell’uomo stesso. Nella certezza cristiana che lo Spirito Santo di Dio torna sempre a rinnovare la Terra e a ridestare negli uomini la loro intima e più vera natura. Nella consapevolezza che l’uomo è gratificato pienamente solo quando stringe relazioni autentiche con i suoi simili e quando vive in armonia con la sua casa naturale.

Ma se questa condizione di pienezza di vita per i credenti è già in parte anticipata nel presente ed è promessa al termine del percorso terreno, essa alimenta nell’oggi la passione civile di chi s’impegna per la pace, per la giustizia e la verità , per la vicinanza ai poveri e per la tutela dell’ambiente. Perché, per dirla con le parole di Paolo VI, « i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilian­ti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso so­ciale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo » (discorso alla FAO, 1971). E se da un lato la crisi ambientale mutila ogni uomo di un parte essenziale della sua condizione naturale, è però vero che le implicazioni sociali, economiche e distributive della crisi ambientale ricadono maggiormente sui poveri e sui paesi in via di sviluppo. Ce lo ricorda opportunamente Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato Si’ sulla cura della Casa Comune”.

I giovani esigono da noi un cambia­mento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze de­gli esclusi.

Si pensi anche ai “ profughi ambientali ” , cioè ai migranti che abbandonano le loro terre non per motivi economici o per la guerra, ma per motivi ambientali.

Nella suddetta Enciclica, Papa Francesco riconosce come il pensiero della  Chiesa Cattolica sul tema si sia arricchito delle riflessioni di tutte le Chiese cristiane, delle altre religioni e di innumerevoli scienziati, filosofi, teo­logi e organizzazioni sociali. E rivolge perciò un invito a cooperare a tutti gli uomini di buona volontà.  “Perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti ” .

                                                                              Guido Caridei

 

Don Tonino Bello e Papa Francesco

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