Passeggiate sul lungomare: ipocrisia di media e politici sul Covid

Ho visto in tv immagini di decine di persone sul lungomare Caracciolo a Napoli e in altre città, passeggiare con mascherina e distanziate di almeno 1-2 metri. Non ho visto la calca di un concerto, per esempio. E’ l’immagine di un momento e certo in una giornata saranno passate di lì complessivamente alcune centinaia o migliaia di persone. Su 3 milioni di persone dell’area metropolitana.

La Regione Campania è dichiarata dal Governo zona gialla. E’ permesso uscire per passeggiate, rispettando il distanziamento. Non si può uscire dalla provincia per ordinanza regionale.

Dunque voglio mettere in file le cose:

– Non si può fare un weekend fuori provincia, recandosi in zone meno abitate;

– E’ consentito uscire per qualche ora di svago;

– L’area metropolitana è la più densamente abitata di Europa e non presenta aree montane (ad eccezione del Parco del Vesuvio e del monte Faito).

– Non si possono visitare musei e sono interdetti cinema e teatri;

– Non si può uscire di sera (coprifuoco);

– Viene consigliato di uscire e stare al sole, dove il virus perde potenza e si immagazzina vitamina D;

La distanza rispettata nel weekend sul lungomare è maggiore di quella indicata dalle autorità per luoghi chiusi come scuole e uffici (1 metro) ed è maggiore di quella determinata nei mezzi pubblici con riempimento all’80% o al 50%.

In conclusione ci sono tre opzioni.
  • O si vieta di uscire (zona rossa)
  • O si permette di uscire e si creano inevitabilmente delle situazioni di affollamento, al limite dell’assembramento ma comunque inopportune.
  • Oppure si confida che le persone si impongano da sole limiti da zona rossa. I bar, i ristoranti ed altri esercizi resterebbero aperti ma privi di clienti e senza percepire neppure i “ristori” previsti per le zone rosse o arancioni.

La seconda e la terza appaiono non sensate e rimarrebbe la prima. Attualmente  invece i decisori politici hanno optato per la seconda.

Secondo l’ordine dei medici occorre ormai la chiusura generalizzata del paesee (aggiungo) i relativi indennizzi a tutte le categorie interessate che sacrificano la propria attività per la salute di tutti. Poi chiederei il tracciamento dei casi residui a valle del periodo di chiusura, attraverso screening di massa come fatto in Corea, in Israele o disposto recentemente in Alto Adige.2

Questa misura può avere un impatto organizzativo e costi rilevanti, ma costano anche ospedali affollati che faticano ad organizzarsi per fornire cure ai tanti che riescono ad accedervi. Cure che peraltro non danno garanzia di guarigione, allo stato attuale, e non hanno il potere di rallentare l’epidemia.

Non mancano posti letto – ecco perché la Campania non è zona rossa – ma mancano invece i medici per renderli operativi. Allora perché il premier pensa di inviare l’esercito per realizzare ospedali da campo in Campania, cioè nuovi posti letto, senza imporre ulteriori chiusure? 3

Ci servono uomini armati, ma di laurea in medicina. Quella della spese militari vs. servizi pubblici è una vecchia storia. 

Sabato sono andato con i bambini al “Fiume di Lava“, sentiero poco conosciuto nel Parco Nazionale del Vesuvio. Non sarei andato sul lungomare e non ci sono andato.

Ma trovo stucchevole l’ipocrisia dei media che cercano lo scoop e quella dei politici che temono le decisioni coraggiose.

Guido Caridei

Fonte il Messaggero, 8 novembre 2020

1 Ordine dei medici: «Lockdown totale in tutto il Paese. Entro un mese situazione drammatica

2  Test a tappeto in Alto Adige Screening di massa per l’80% della popolazione

3 “Conte resiste: no al lockdown In Campania arriva l’esercito”, da Il Manifesto del 12 novembre 2020

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