Lo spot Conad di Natale, l’Autonomia e il Reddito di Cittadinanza

Viene mandato di continuo in queste ore lo spot in cui appare un giovane del Sud, forse pugliese, che riceve una proposta di assunzione. Il luogo di destinazione è lontano ma in Italia. La madre accetta malvolentieri la separazione e, rassegnata, prepara una valigia piena di prodotti “Sapori e dintorni CONAD” tra cui taralli e caciocavallo. Il ragazzo, quasi furioso, toglie via i prodotti che farebbero puzzare le camicie. La felicità in famiglia viene riportata dal padre il quale dirime la questione mettendo in valigia la carta prepagata CONAD da 100 euro, con cui comprare ovunque gli stessi prodotti.

autonomia regionale

Lo spot CONAD di Natale 2018

Ora, se spendo i miei soldi in un punto CONAD di Napoli (e ci lavora un napoletano), una fetta importante delle imposte CONAD non finiscono nelle entrate dello Stato ma alla Regione Emilia Romagna. E cosa accade se la CONAD vende i prodotti del sud, come i formaggi della pubblicità natalizia? Lo stesso! è sempre la Regione Emilia Romagna ad avvantaggiarsene!!!

Questo accadrà appena sarà concluso l’iter dell’accordo per l’autonomia tra lo Stato e tre regioni settentrionali. Queste potranno incamerare quote importanti delle tasse versate dalle imprese che hanno la sede legale nel loro territorio, indipendentemente dalla regione di effettivo svolgimento dell’attività. Così potranno finanziare servizi di base come sanità e istruzione, a scapito delle rimanenti regioni a statuto ordinario. Il preaccordo è stato già siglato il 28 febbraio – cioè pochi giorni prima delle elezioni politiche – dal Governo Gentiloni che vide la possibilità di fare l’interesse non solo di Lombardia e Veneto – dove le giunte Lega-Centro Destra avevano bandito un referendum in tal senso – ma anche dell’Emilia Romagna, regione retta dal partito (allora) di governo.

Nella mia dispensa c’è una farina a marchio CONAD, prodotta ad Avellino da una società che ha la sede legale a Roma e che lavora per conto di CONAD. Dunque l’operaio che ha prodotto la farina è campano, l’acquirente pure, ma le tasse regionali vengono versate al Lazio e all’Emilia Romagna. E domani la parte di tasse versate alle regioni potrà essere superiore.

Dunque informiamoci dove sia la sede legale della banca che fa profitti amministrando i nostri sudati risparmi! Non sarà il Banco di Napoli, unico istituto italiano non salvato dal fallimento! Verifichiamo dove è ubicata la società che ci assicura l’auto! E dove la sede sociale del supermercato di cui ci serviamo! Comprendiamo la portata della riforma: una caduta della possibilità di erogare i servizi fondamentali nel meridione.

Secondo il Rapporto SVIMEZ 2018, lo Stato da anni spende per investimenti nel Mezzogiorno meno che altrove, in proporzione alla popolazione. Inoltre “l’analisi dei dati di spesa nei vari settori della Pubblica Amministrazione mostra, a dispetto di tanti luoghi comuni, […] un generale svantaggio del Mezzogiorno”. Questo determina una “cittadinanza limitata, connessa alla mancata garanzia di livelli essenziali di prestazioni”. Una situazione che rischia di consolidarsi con il “regionalismo differenziato”, in barba ai principi costituzionali di uguaglianza e coesione sociale. Il rapporto smentisce dunque coloro che invocano “la restituzione delle risorse ‘sottratte’ alle regioni più ricche del Paese”.[1]

Con la globalizzazione crescono le disuguaglianze, e la politica un po’ ovunque conferma e rafforza i divari.

Le piccole botteghe spariscono, la grande distribuzione avanza e concorre a spostare ricchezza da una parte all’altra del nostro paese con il “gioco” delle sede legali. Lo stesso sistema usato da personaggi famosi che hanno posto residenza (fiscale) in Inghilterra; lo stesso usato dalle multinazionali con sede in Lussemburgo; lo stesso rimproverato alla Amazon e alla FIAT che vendono in Italia avendo la sede altrove.

A scala geografica mondiale, le ricchezze del suolo e del sottosuolo fluiscono dai paesi africani verso l’Occidente. La Commissione Europea stritola l’economia greca e italiana, negando la flessibilità di bilancio concessa invece oggi alla Francia e in passato alla Germania. La classe politica italiana critica questo atteggiamento dell’UE ma lo ripropone poi nel perimetro nazionale. In primis la Lega, sembra volere “salvare” il Nord dal cappio posto dai vincoli UE sui bilanci – a spese di un sud oggi più che mai usato come bancomat – per far prosperare le sue imprese e fornire servizi ai cittadini settentrionali.

A livello mediatico, questa operazione viene venduta come atto dovuto verso le regioni virtuose capaci di produrre più ricchezza! Così la gente del sud non si sente in diritto di reclamare. Così si dimentica il tributo dato dal Sud allo sviluppo industriale del Nord, quando le fabbriche si costruivano vicino ai confini perché conveniva e “tanto siamo tutti un unico paese”. Il Sud ha pagato anche con la migrazione forzata di coraggiosi lavoratori e della classe dirigente.

Una certa propaganda, alla fine, riesce a giustificare la distrazione di fondi verso le regioni settentrionali. Lo fa alimentando il racconto del sud vittima di se stesso. Chi sta peggio è sempre per colpa sua e merita l’indifferenza : “Dobbiamo pensare a noi che siamo operosi e non piagnoni come quelli del sud!”. Basta soldi per gli immigrati , quelli sono giovani e muscolosi; restino nel loro paese per farlo progredire!!”. Cioè – mentre in Africa i governi e le imprese occidentali mettono al governo dittatori compiacenti verso le imprese occidentali – si pretende poi che la popolazione ribalti un regime che reprime il dissenso attraverso le armi vendute dall’occidente!!!

Tornando alla pubblicità CONAD, il messaggio per i giovani del sud è il seguente: “Cari ragazzi, dovete venire a lavorare al nord come fate da decenni per arricchire il nostro tessuto produttivo. E finanziate con la vostra attività lo stato sociale del nord!”. Il “Mamma devo” pronunciato nello spot, vuol dire senza pudore: “Non avete possibilità di scelta!! Dovete lasciare anche la vostra famiglia e la vostra terra, tanto taralli e provoloni che tanto amate ve li vendiamo noi!”.

CONAD è un gigante della grande distribuzione. Vanta una diffusione capillare in TUTTA ITALIA da far invidia agli uffici postali. Dovrebbe esprimersi a sfavore della conclusione di un accordo iniquo, che penalizza il meridione e potrebbe penalizzare la stessa CONAD, ove i cittadini del centro-sud dovessero decidere di tenerne conto quando andranno a fare la spesa!

Si attende un provvedimento di sostegno al reddito delle famiglie in condizioni di disagio economico e con scarso accesso ai servizi. Molti stati dell’Europa Centrale e Settentrionale prevedono il “reddito di cittadinanza” o “di disoccupazione”, con importi anche elevati e in qualche caso paragonabili a quello di un insegnante italiano in servizio.

Un tale provvedimento deve però essere associato ad un nuovo modello di sviluppo, che si fondi sulle istanze ambientali e sociali e non sullo sfruttamento dei poveri e dell’ambiente.

Se poi con l’Accordo di Governo Lega-M5S, da un lato la Lega “portasse a casa” l’autonomia e il M5S dall’altro ottenesse il reddito di cittadinanza, i due provvedimenti non si bilanceranno. L’autonomia potrebbe anzi essere l’ostacolo definitivo per lo sviluppo del sud, in cambio di un semplice obolo. Una mancia di importo sufficiente ai meridionali per continuare a spendere nelle imprese con sede legale al nord.

“PRIMA GLI ITALIANI” appunto!

Guido Caridei


[1] Cfr. Rapporto SVIMEZ 2018 – L’Economia e la Società del Mezzogiorno

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